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descrizione dello stato fisico. Il lavoro scaturisce anche da animate discussioni
con i matematici Guido Castelnuovo, Tullio Levi-Civita e Federigo Enriquez
seguite a una serie di conferenze tenute da Fermi sulla meccanica quantistica al
Seminario matematico dell'Università. In questo periodo soggiorna a Roma il
fisico tedesco Hans Bethe che rimane molto colpito dalla semplicità del metodo
di lavoro di Fermi: «Egli era in grado di arrivare al nocciolo di qualsiasi problema,
per quanto complicato fosse, spogliandolo dalle difficoltà matematiche e dall'inu-
tile formalismo. Con 1'aiuto di questo tipo di approccio era in grado, spesso in
non più di mezz'ora, di risolvere il problema di fisica più complesso. Certamente,
in questo modo non otteneva una soluzione matematica completa, ma dopo aver
dscusso con lui di quell'argomento, chiunque aveva chiaro qual era la via per la
soluzione matematica. Questo metodo mi colpì in maniera particolare, poiché io
ero uscito dalla Scuola di Monaco di Sommerfeld che, in tutti i suoi lavori, partiva
sempre dalla soluzione matematica completa di un problema. Educato nello
spirito della Scuola di Sommerfeld, io supponevo che bisognasse attenersi sempre
al seguente metodo: scrivere l'equazione differenziale del problema (di solito
l'equazione di Schrodinger), applicare poi le proprie capacità matematiche per
cercare una soluzione quanto più possibile precisa ed elegante e solo dopo discutere
la soluzione. Finalmente, nella discussione si sarebbero trovate le sue particolarità Edoardo Amaldi, Franco Rasetti,
qualita-tive e, quindi, si sarebbe capito l'aspetto fisico del problema». Più avanti Emilio Segrè (1930)
Bethe precisa: «Fermi era un buon matematico. Egli era in grado, se necessario,
di fare i calcoli matematici più complessi, ma prima di ogni cosa egli doveva
convincersi che ne valesse la pena». Nel I932 Fermi e Bethe pubblicheranno
insieme un articolo (Uber die Wechselwirkung von Zwei Elektronen [Interazione di
due elettroni]) in cui 1'interazione fra particelle cariche viene descritta in termini di
scambi di fotoni, mostrando così che la teoria quantistica dei campi introduce
in fisica un nuovo modo di concepire le forze.
Intorno a Fermi e Franco Rasetti, abilissimo fisico sperimentale, che Fermi cono-
sceva bene e con cui aveva lavorato fin dai tempi dell'università, si raccoglie ormai
il gruppetto di giovanissimi fisici Emilio Segrè, Edoardo Amaldi e Ettore
Majorana. Secondo la testimonianza di Franco Rasetti, Fermi è ben deciso a
imparare le tecniche della fisica nucleare, molti anni prima che il suo nome diventi
famoso in questo campo. Questa decisione viene messa in atto a partire dal 1930,
quando i membri del gruppo di Roma iniziano a fare lunghi soggiorni presso
i maggiori centri di ricerca all'estero per acquisire conoscenze relative a tecniche
sperimentali allora sconosciute in Italia. Rasetti va da Robert Millikan a Pasadena Enrico Fermi e Franco Rasetti.
e successivamente passa un anno a Berlino- Dahlem da Lise Meitner, Segrè va da Congresso di Fisica Nucleare a Roma
Otto Stern ad Amburgo e da Pieter Zeeman ad Amsterdam, e Amaldi fa un (1931)
soggiorno da Peter Debye a Lipsia, Lo stesso Fermi comincia a dedicare una
notevole quantità di tempo a questi problemi sebbene il lavoro teorico di quel
periodo stia seguendo delle linee completamente diverse. Come primo passo,
nell'inverno a cavallo fra il 1930 e il 1931, Fermi si dedica alla costruzione e al
funzionamento di una camera a nebbia, con 1'aiuto di Edoardo Amaldi. Il punto-
debole del Dipartimento di Fisica di Roma è propriola mancanza di strumenta-
zione e la mancanza di efficienza dell'officina per costruire gli apparati. E possibi-
le soltanto costruire strumenti molto semplici, e anche questi con un notevole
Luisa Bonolis L'opera scientifica di Enrico Fermi I 153

